La brace negli occhi è spenta. Solo cenere bagnata, adesso. Qualcosa di simile alla commozione. Voce che si spezza. Deglutisce. Mentre una mano invisibile, di colpo, gli ha afferrato il braccio. Così si alza e, come trascinato via, abbandona la conferenza stampa: un’uscita di scena teatrale, drammatica, piena d’umanità. Luciano Spalletti sa di avere sbagliato ogni mossa da commissario tecnico. È un uomo mortificato, piegato, sconfitto.
Non cercava pietà, odia chiedere scusa. L’applauso dei cronisti, però, è sincero. Perché tutti, da tempo, avevamo capito che allenare la Nazionale non era il suo mestiere. Ora, addirittura, deve farlo per una partita, decisiva, in più. Da esonerato. Il capolavoro di Gabriele Gravina, presidente della Federcalcio.











