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Dopo 156 giorni di lavoro dedicati al pagamento delle imposte, per i contribuenti italiani inizia adesso la fase dell’anno in cui si lavora, in linea teorica, per se stessi
Il fine settimana appena cominciato è il primo libero dalle tasse. I contribuenti italiani, secondo la Confederazione generale italiana dell'artigianato di Mestre (Cgia), tireranno un sospiro di sollievo usufruendo di una preziosa boccata d'ossigeno. Dopo ben 156 giorni dall'inizio di quest'anno, sabati e domeniche compresi, il cittadino medio ha terminato di lavorare per pagare l'armamentario fiscale italiano che, in particolare, è costituito dall'Irpef, dall'Ires, dall'Irap, dall'Iva, dalle addizionali, dai contributi previdenziali, dalle tasse locali e da altri balzelli. Negli Stati Uniti lo chiamano il "Tax Freedom Day" .
Secondo l'annuale elaborazione compiuta dall'Ufficio studi della Cgia, "da ieri e fino al prossimo 31 dicembre ciascun italiano eserciterà la propria professione per vivere e per migliorare la propria condizione economica", c'è scritto in una nota della Confederazione che precisa ad ogni modo come si tratti di un esercizio di scuola che consente di misurare in maniera del tutto originale il peso fiscale che grava sugli italiani. La Cgia ha ricordato che, analizzando l'andamento dell'impatto delle tasse registrato negli ultimi trent'anni, il meno soffocante fu il 2005. Con Silvio Berlusconi alla guida dell'esecutivo, la pressione fiscale in Italia scese al 38,9 % del Pil, 3,8 punti in meno della soglia prevista per quest'anno. Diversamente il picco massimo è stato toccato nel 2013, quando con il governo guidato da Mario Monti che, però, dalla fine di aprile fu rimpiazzato da Enrico Letta, il carico fiscale complessivo sul Pil toccò il 43,4%.







