Addio formula continentale, benvenuto pad thai. La prima colazione in albergo non è più quella di una volta (e non è per forza una cattiva notizia)

di Arianna Galati

C’erano una volta i buffet della colazione in hotel. Ci sono ancora, e per fortuna sono cambiati. In meglio, per altrettanta buona sorte: l’hôtellerie di lusso ha imparato a porsi le domande giuste, seguendo le ispirazioni dei suoi stessi clienti. Tradotto, sguardo internazionale pur tenendo fermi i capisaldi che identificano il territorio. In archivio temporaneo va la colazione continentale, quel mix universale sviluppatosi nelle scuole italiane e francesi dell’accoglienza che tra pane, fette biscottate, burro e marmellata prova(va) ad accontentare molti palati. Oggi si è allargata e ha inglobato la celebre colazione all’inglese, che tenendo fede al proprio nome aggiunge all’offerta uova in N cotture, bacon croccante, fagioli e verdure, affettati, salmone affumicato e formaggi, annaffiati da succhi d’arancia o ananas e caffè più o meno bevibili.

Nell’immediato post-pandemia, dove le offerte di cibo e bevande generosamente allestite con cura nelle sale della colazione erano state spianate dall’ansia da contagio, di buffet della colazione si parlava con timidezza, preservandone la fragilità per il timore che sarebbero spariti del tutto. In effetti, in alcuni casi è successo: alcuni hotel, all’inizio, hanno optato per un servizio di colazione espressa al tavolo, decisamente più ridotta, che se da un lato toglie la luculliana prosperità di infinite scelte del buffet, dall’altro guarda all’eliminazione degli sprechi (urgenza molto sentita quando si parla di abbondanza alimentare), anche dal punto di vista del business. Altri, in una proposta mantenuta ancora oggi, intersecano i formati: buffet + possibilità à la carte come al Bucuti&Tara Resort di Aruba, che alla amplissima scelta di frutta, pani e dolci aggiunge le preparazioni espresse, dolci e salate, con un’attenzione particolare alla geolocalizzazione dei desideri gastronomici. La scelta da un menu prestabilito è una caratteristica immortale delle colazioni negli hotel di lusso: dal Four Seasons di Toronto, dove i tradizionali pancake con sciroppo d’acero convivono con bagel al salmone e avocado toast (in realtà questo pressoché onnipresente a livello globale, a rimpiazzare definitivamente il pane-burro-marmellata anche nella vecchia Europa), passando per il Manchebo Beach Resort sempre ad Aruba, dove l’healthy breakfast è una vera e propria religione di smoothies freschi e numerose scelte vegan-vegetariane.