C'è un angolo remoto della Val d'Orcia che sembra sospeso nel tempo, un luogo che pochi conoscono ma che custodisce un'anima potente. È Castiglioncello del Trinoro, minuscolo borgo toscano incastonato tra le colline senesi, oggi diventato una destinazione di culto per viaggiatori colti e amanti del vino. E proprio da qui, grazie a una serie di visioni audaci, è partito un esperimento che unisce ospitalità, arte contemporanea, musica ed alta cucina. La prima scintilla, nel cuore di questo territorio così particolare è stata accesa da Andrea Franchetti, figura iconica del mondo del vino, che ha visto potenziale dove altri vedevano solo terra incolta. La sua Tenuta di Trinoro ha segnato un prima e un dopo nella viticoltura locale, aprendo la strada a un approccio rivoluzionario e indipendente., trasferito anche nella zona dell’Etna di cui è stato uno dei fautori del rilancio della denominazione.

Bernard Touillon

Nel 2003 arriva un secondo protagonista, apparentemente lontanissimo dal contesto: Michael Cioffi, avvocato di Cincinnati, si innamora del borgo medievale, allora in uno stato di completo abbandono. Strade dissestate, rovi ovunque, case ridotte a ruderi. Ma dove gli altri vedevano decadenza, lui scorge memoria, storia, possibilità. Due anni dopo inizia un'opera di rinascita capillare. Con un approccio rispettoso ma ambizioso, Cioffi avvia il restauro di numerosi edifici con l'obiettivo di preservarne l’identità architettonica ma di farne il cuore pulsante di un progetto unico. Il risultato è Monteverdi Tuscany, un albergo diffuso che fonde lusso discreto, cultura e bellezza toscana.