OSLO - Travolta e abbandonata. È l’Italia di Oslo, che forse entrerà nella storia del nostro calcio proprio così, perché questa notte sarà difficile da dimentica, sotto il profilo calcistico, anche se si somma alle tante già amare vissute da questa squadra nell’ultimo ventennio, eccezion fatta per la cavalcata europea del 2021, che oggi forse fa ancor più male ricordare. Travolta da Haaland e compagni, che mettono così più di un’ipoteca sulla qualificazione diretta al Mondiale tripartito 2026; abbandonata da tanti, troppi giocatori (che si scoprono permalosi, suscettibili o semplicemente dolenti proprio nei giorni in cui devono indossare l’azzurro) e da un sistema calcio che sempre più a fatica maschera le proprie contraddizioni e i i propri livori (a dir poco inelegante e inopportuna, per essere espliciti, la presentazione del calendario della serie A a due ore da questa sfida, cui erano legate tante delle speranze azzurre verso il Mondiale). Insomma le premesse per la disfatta c’erano tutte, e si sono puntualmente concretizzate, aldilà e ben oltre le colpe di un Luciano Spalletti i cui sorrisi nervosi e le battute al veleno di questi giorni ben lasciavano intravvedere timori e nervosismo. Lunedi ospitiamo la Moldova, prima tappa di quel lungo purgatorio che ci condurrà ai playoff, visto che appare francamente impensabile che questa Italia possa ribaltare la disfatta dell’Ullevaal Stadion il 16 novembre prossimo, quando saranno i norvegesi a farci visita.
Per l’Italia di Spalletti è disfatta a Oslo contro la Norvegia. E il Mondiale 2026 è già lontano
È l’Italia di Oslo, che forse entrerà nella storia del nostro calcio proprio così, perché questa notte sarà difficile da dimentica, sotto il profilo calcistico, anche se si somma alle tante già amare vissute da questa squadra nell’ultimo ventennio, eccezion fatta per la cavalcata europea del 2021, che oggi forse fa ancor più male ricordare










