Nel maggio del 2023 misero in atto un'azione eclatante in uno dei monumenti più conosciuti al mondo: la Fontana di Trevi.
Liquido nero, carbone vegetale, gettato nella vasca più celebre di Roma, davanti agli occhi sbalorditi dei tanti turisti che ogni giorno affollano quello spicchio della Capitale, reso celebre anche da Federico Fellini.
A distanza di poco più di due anni, nove attivisti di Ultima Generazione, riconosciuti come gli autori dell'iniziativa, sono stati assolti dal tribunale monocratico. Il giudice Alfonso Sabella ha accolto la richiesta della Procura, che in prima istanza contestava la violazione dell'articolo 518 duodecies, relativo al "deterioramento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici".
Le accuse sono cadute con la formula "perché il fatto non sussiste", ma per gli imputati è stata riconosciuta anche la "particolare tenuità del fatto". Il gruppo versò la sostanza mostrando lo striscione "Non paghiamo il fossile", per denunciare l'emergenza climatica e chiedere la fine dei sussidi alle fonti fossili. La decisione del tribunale di piazzale Clodio è stata accolta con soddisfazione dai militanti di Ultima Generazione.
"Questa sentenza è una vittoria della disobbedienza civile non violenta. Ma mentre il governo approva nuovi strumenti repressivi con il Dl Sicurezza, noi rilanciamo. Continueremo a protestare, a bloccare, a costruire", commenta l'organizzazione, chiamando "al boicottaggio della grande distribuzione". Sul fronte politico, Giovanni Barbera, della direzione nazionale di Rifondazione Comunista, afferma che quanto deciso dal tribunale capitolino "ristabilisce un principio fondamentale: la protesta civile, anche forte e simbolica, non è un crimine contro il patrimonio culturale".







