Erano entrati nella Fontana di Trevi, gli striscioni in mano e l'acqua che si tingeva di nero. Per questo nove attivisti di Ultima Generazione sono finiti a processo: a distanza di due anni, oggi sono stati assolti "perché il fatto non sussiste" rispetto alla violazione del foglio di via, e per "tenuità del fatto" riguardo all'imbrattamento.
Il blitz al 21 maggio del 2023. Al grido "Il nostro paese sta morendo" i giovani attivisti sono entrati nella vasca, mostrando ai turisti sbigottiti uno striscione per la campagna "Non paghiamo il fossile". "Si tratta di carbone vegetale, si lava via facilmente", viene specificato dagli attivisti mentre colorano l’acqua della fontana di nero. È stata la stessa pm oggi in aula a chiedere l'assoluzione perché "il fatto non sussiste".
"Abbiamo risposto di un'azione puramente simbolica perché il danneggiamento non esisteva - il commento degli attivisti, difesi dalle avvocate Paola Bevere e Tatiana Montella e dall'avvocato Cesare Antetomaso - Abbiamo solo colorato l'acqua, la fontana era totalmente illesa. È importante: con il dl sicurezza la repressione sembra aumentare, ma i tribunali confermano che le azioni finora sono legittime", dicono adesso gli indagati. Quella mattina erano state molte le reazioni stizzite di passanti e turisti, con tanto di insulti.








