«Stavo guardando la televisione quando ho sentito urlare, ho tirato su la tapparella per vedere cosa fosse successo e mi è arrivato una boccata di fumo che sembrava la pece e poi tutto queste fiamme, tutto rosso, un incubo». Maria Bono vive al quinto piano del palazzo di viale Abruzzi al 64, proprio sopra l’appartamento andato a fuoco nella notte dal quale si è lanciata la vittima, Sueli Leal Barbosa, 48 anni. La donna, origini brasiliane, lavorava come Oss all’Istituto dei tumori. «Se mia moglie non mi avesse svegliato, non sarei qui - dice il marito della signora Bono - Abbiamo avuto il tempo di mettere un fazzoletto attorno alla bocca e siamo scappati. Conoscevamo la vittima di vista, ci salutavamo e di tanto in tanto scambiavamo qualche parola. Fortuna ha voluto che il figlio avuto con il primo compagno fosse andato via col papà, non oso immaginare altrimenti...».
Davanti al portone del palazzo passa un’amica della vittima, scoppia in lacrime. Racconta che «il compagno era un uomo violento, per questo motivo la frequentavo meno, non sopportavo questa cosa e mi ero allontanata». Gli abitanti del palazzo sono ancora sconvolti, non hanno chiuso occhio per tutta la notte. «Sono stata svegliata dalle urla lancinanti di quella povera donna, è stato sconvolgente» racconta Simona Lomolino, una vicina di casa della vittima. Aggiunge: «Ho visto le fiamme e ho visto bene la signora, sono sotto choc».











