Quello che succede nella Striscia di Gaza «è peggio dell’inferno sulla Terra». Mirjana Spoljaric, presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa, non ha avuto dubbi. Intervistata dalla Bbc, ha parlato di fallimento dell’umanità, di un mondo che non riesce a dare sollievo ai civili palestinesi né a far liberare gli ostaggi israeliani rapiti il 7 ottobre 2023. Una situazione drammatica, su cui è intervenuto anche Tom Fletcher, sottosegretario generale per gli Affari umanitari e coordinatore degli aiuti di emergenza delle Nazioni Unite, che ha parlato delle «scene orribili» dei gazawi uccisi mentre si dirigevano verso il centro di distribuzione degli aiuti a Rafah.

E proprio quell’hub continua a essere il nervo scoperto di questo nuovo sistema. Ieri i siti di distribuzione della Gaza Humanitarian Foundation sono stati chiusi per lavori. Ma la società statunitense deve risolvere anche altri problemi. La Boston Consulting Group, azienda americana che ha progettato e gestito le attività della Ghf, ha ritirato i propri dipendenti. Inoltre, rimane il grande tema della sicurezza. Perché in questi giorni, l’hub di Rafah è stato al centro di incidenti, violenze e uccisioni. Le forze israeliane, in risposta alle accuse rivolte da testimoni e media locali sul fatto di avere sparato contro la folla di palestinesi disperati, hanno detto di avere aperto un’indagine. Ma intanto anche il governo britannico ha deciso di unirsi all’appello dell’Onu per avviare «un’inchiesta indipendente e immediata» sulle decine di persone uccise nei giorni scorsi e Londra valuta sanzioni contro Tel Aviv.