Dopo diversi giorni di caos e violenza, costati la vita a decine di civili in cerca di cibo, e con conseguente sospensione della distribuzione degli aiuti, la Gaza Humanitarian Foundation ha reso noto che le sue strutture umanitarie sono state riattivate.

Allo stesso tempo resta forte la pressione internazionale su Israele perché garantisca un maggiore flusso di aiuti per la popolazione. L'agenzia privata sostenuta da Stati Uniti e Israele ha fatto sapere di aver aperto un nuovo sito per fornire cibo a Rafah (con l'obiettivo di aprirne anche un altro) ed un suo portavoce ha spiegato che nel corso della giornata sono stati consegnati "1,4 milioni" di pasti. L'esercito israeliano in precedenza aveva messo in guardia i palestinesi dal muoversi sulle strade che portavano ai centri di distribuzione, perché considerate "zone di combattimento". E la Ghf, dopo aver sospeso le attività per un giorno per quella che ha definito una "riorganizzazione", ha assicurato che sta lavorando per rendere le operazioni più sicure. Un modo per rispondere all'Onu e delle altre organizzazioni internazionali, che accusano l'ente di operare in modo non efficiente e opaco, per favorire l'esercito israeliano.

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