Prima di addentrarci nel tema, cioè se il femminismo può essere di destra, partiamo da un fatto recente. L’ultimo Salone del Libro di Torino è stato definito il più femminista di sempre. Negli anni si è trasformato in un vero e proprio termometro culturale capace di misurare lo stato di salute di chi, a titolo diverso, partecipa alla vita intellettuale del nostro paese. Non si tratta solo della fiera dell’editoria o dell’occasione per lettrici e lettori appassionati - e provenienti da tutta Italia - di avere l’opportunità di ritrovarsi fianco a fianco con le autrici e gli autori amati, ma si tratta sempre di più di una vera e propria kermesse alla quale partecipano anche giornalisti, intellettuali, cantanti, personaggi televisivi vari e, immancabilmente, politici.
Questi ultimi, per dovere ma soprattutto per opportunità, ci sono sempre. Del resto non è una novità: nel nostro paese, dove ai nuovi finanziamenti si preferiscono i tagli alla cultura, nessuna occasione deve essere sprecata per millantare pubblicamente cura e interesse nei confronti di un settore che soffre di una politica sprovveduta che, nonostante le dichiarazioni di intenti, cerca di affossare in ogni modo possibile. La direttrice del Salone Annalena Benini, al suo secondo anno di mandato, in apertura di questa ultima edizione aveva dichiarato la volontà di costruire un Salone inclusivo, aperto plurale. È così è stato, in effetti, un luogo d’incontro basato sulla “parola con un pizzico di leggerezza” così come dichiarato dal tema scelto quest’anno dal titolo “Le parole tra noi leggere” citando un verso di Eugenio Montale e il titolo dello splendido romanzo del 1969 di Lalla Romano. Che la cultura e gli ambienti in cui si svolge siano garanti di una pluralità di voci che tengono insieme le differenze è auspicabile in ogni democrazia ma, senza ipocrisia, penso anche che questo abbia un costo, specialmente se tra queste voci sono presenti anche quelle che per natura si delineano e dichiarano come antidemocratiche. È ciò che ho pensato quando ho scoperto che nella mattina di sabato 17 Maggio alle 11,30, nel bel mezzo del vortice degli eventi del Salone del Libro, nella sala Argento sono state invitate tre rappresentanti del Collectif Némesis in occasione di un incontro organizzato dall’assessore alle Politiche Sociali della Regione Piemonte Maurizio Marrone per parlare di periferie e metropoli sotto lo slogan “La sicurezza è donna”. È stato proprio Marrone a dichiarare che: “Dare tribuna ad un’avanguardia interessante come il primo collettivo femminista politicamente scorretto nato in Europa rientra nelle corde del nuovo corso pluralista del Salone del libro”. E allora forse è bene fare un focus su questo “primo collettivo politicamente scorretto” d’Europa.






