ROMA. Alla fine, il dl sicurezza è passato con la fiducia, chiesta dal governo, con 109 voti favorevoli, 69 contrari e un'astensione. Era stato approvato dalla Camera il 29 maggio scorso, il decreto è quindi diventato legge. Ma è stata una mattinata di fortissima tensione, tra risse sfiorate e seduta sospesa. Giorgia Meloni ha commentato: «Con l'approvazione definitiva del decreto sicurezza al Senato, il governo compie un passo decisivo per rafforzare la tutela dei cittadini, delle fasce più vulnerabili e dei nostri uomini e donne in divisa». Lo scontro Seduti al centro dell'Aula di Palazzo Madama, come i manifestanti che fanno resistenza passiva in piazza o nelle strade e che, con il nuovo decreto Sicurezza, rischieranno l'arresto. Questa la protesta inscenata dai senatori di opposizione, nel giorno in cui il provvedimento è stato infine votato con la fiducia. Una ventina quelli seduti davanti ai banchi del governo urlando "vergogna, vergogna" e chiedendo di convocare la conferenza dei capigruppo. Il presidente del Senato, Ignazio la Russa, prima ha detto che non avrebbe interrotto la seduta, perché ci sono precedenti simili, ma poi ha sospeso i lavori dell'Aula. Il capogruppo del Pd, Francesco Boccia, sottolinea "la sudditanza della maggioranza: qui decide tutto il governo, che emette ordini e la maggioranza supina abbassa la testa e umilia il Parlamento - attacca -. È una protesta che deve uscire da quest'Aula, che parla al Paese". La vicecapogruppo M5s, Alessandra Maiorino, spiega che "il nostro è stato un gesto forte e simbolico per denunciare il nauseabondo clima repressivo che il decreto sicurezza sta diffondendo". Non era tra i senatori seduti a terra Matteo Renzi, ma nel suo intervento assicura di essere "indignato fino a un punto di non ritorno", perché "questo decreto è quanto di più lontano dalla nostra cultura".
Sì al dl sicurezza, caos in Senato, rissa sfiorata. Meloni: decisivo per la tutela dei cittadini
Alla fine la fiducia arriva con 109 sì. I senatori Pd, M5s e Avs seduti a terra protestano davanti ai banchi del governo










