«La vittoria più rapida della Federazione Russa». È Dmitry Medvedev, l’ex presidente “liberale” diventato il più truculento megafono degli appetiti imperiali russi, a rivelare che il vero obiettivo della Russia nei colloqui di Istanbul è la vittoria. Magari più rapida, grazie alle trattative. Nessuna finzione, nessuna apertura. Solo un paravento sottile, chiamato “negoziato”, che cela l’intenzione intatta del Cremlino: vincere, umiliare, annientare il nemico. «Non si tratta di una pace di compromesso a termini irrealistici, ma della distruzione del governo neonazista in Ucraina». Né più, né meno. La Russia vuole tutto. E, se possibile, subito. Ma se anche non bastassero le parole bellicose dell’ex Presidente, il memorandum non lascia spazio a dubbi. È un’intimazione di resa. Tre sezioni, un traguardo: costringere Kiev a capitolare. L’Ucraina deve riconoscere l’annessione russa non solo della Crimea, ma anche di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, comprese le aree ancora non conquistate.
LA NEUTRALITÀ
E deve accettare la neutralità perpetua, troncare qualsiasi legame con la Nato, rinunciare d’ora in poi all’assistenza militare straniera, vietare il dispiegamento di forze alleate sul proprio territorio, proibire la propaganda “nazista”, limitare le forze armate, revocare le sanzioni contro Mosca, abolire la legge marziale ed eleggere in tempi stretti un nuovo governo, infine riconoscere il russo come lingua ufficiale al pari dell’ucraino. Due i percorsi alternativi indicati per arrivare al cessate il fuoco. Il primo: ritiro immediato delle truppe di Kiev dalle regioni contese ben oltre la linea di contatto. Il secondo: fine della mobilitazione, smobilitazione parziale, ritorno alle urne entro 100 giorni dalla cessazione della legge marziale, conseguente uscita di scena di Zelensky. Solo dopo, forse, si potrà firmare la pace. O, meglio, la pax russa. E basta forniture di armi dall’Occidente. Nessun passo indietro, insomma. Il memorandum di Putin è prendere o lasciare. Passa in secondo piano quello ucraino, più scarno, in 4 punti. Presto detti: cessate il fuoco totale in cielo, terra e mare, precondizione per il dialogo. Misure di fiducia come il ritorno dei civili e bambini deportati (un punto che pesa: Putin è incriminato dalla Corte penale internazionale per deportazione di minori e a Istanbul gli ucraini hanno consegnato una lista di centinaia di piccoli, rapiti e sottoposti al lavaggio del cervello). Un altro punto è lo scambio di tutti i prigionieri. Come approdo, un accordo di pace duraturo, garanzie di sicurezza vincolanti, rispetto della sovranità dell’Ucraina e sua libertà di scegliere le alleanze. Due mondi inconciliabili.








