Blackout improvvisi, alluvioni, attacchi hacker: non li spaventa nulla. O forse sì, e proprio per questo si tengono in allerta. I prepper, persone pronte a navigare il caos con lucidità e strategia, sono sempre di più. Anche in Italia. Non è semplice paranoia apocalittica, la loro. C'è del metodo, e un allenamento pragmatico per affrontare un mondo che non fa sconti. Vediamo.
Nel cuore della rete, tra chat online, forum dedicati e messaggi WhatsApp, esiste un gruppo di italiani che si prepara al peggio senza lasciarsi sopraffare dall’ansia del disastro. Sono i prepper, cittadini comuni – impiegati, genitori, studenti, volontari – che scelgono di affrontare scenari d’emergenza con un approccio fondato su competenze tecniche, autonomia operativa e una mentalità proattiva.
Da qualche anno, l’Associazione italiana prepper (Aip), fondata nel 2019 a partire da una chat Telegram e cresciuta nel pieno della pandemia di Covid 19, ha dato una veste giuridica e strutturata a questa cultura. L’Aip non si limita a promuovere il prepping come filosofia individuale, ma organizza attività di formazione, volontariato e sensibilizzazione, con l’obiettivo di riscoprire la relazione tra ambiente, corpo, tecnologia e comunità, come raccontato a Wired dal presidente.







