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Elena Meli

Per la prima volta uno studio clinico dimostra che l’attività fisica può ridurre il rischio di recidive e la mortalità dopo un tumore al colon-retto. L’effetto di una dieta antinfiammatoria

La dose può variare, la modalità di «assunzione» pure, ma il farmaco-movimento funziona eccome: prescrivere l’esercizio fisico dopo la chirurgia per il tumore del colon-retto riduce il rischio che la malattia si ripresenti e diminuisce anche la mortalità, stando ai risultati dello studio CHALLENGE appena presentato al congresso dell’American Society of Clinical Oncology in corso a Chicago.

Movimento come medicinaSi tratta del primo studio clinico a valutare con rigore gli effetti dell’attività fisica nella prevenzione secondaria del tumore del colon-retto: gli autori hanno coinvolto poco meno di 900 persone che erano state operate e avevano seguito una chemioterapia per un tumore al colon-retto a rischio di recidive, dividendoli in due gruppi, uno a cui sono state date informazioni sull’importanza del movimento e di una dieta sana, l’altro a cui è stato offerto un programma di attività fisica strutturata in cui veniva scelto il tipo di moto più adatto a ciascuno (c’è stato pure chi si è dato al kajak, sebbene la maggioranza abbia preferito la camminata veloce) e si seguivano anche sessioni di esercizio con un personal trainer, due volte a settimana nel primo anno e poi una volta al mese il secondo e terzo anno. I risultati dimostrano che il moto, oltre a migliorare il benessere dei pazienti, ha anche ridotto del 28 per cento le recidive e del 37 per cento la mortalità. Un ottimo risultato che può essere quasi paragonabile a quello dei farmaci ma, come commenta Filippo Pietrantonio, responsabile dell’Unità di Oncologia gastrointestinale alla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, «è bene sottolineare che il movimento non si sostituisce alle terapie previste dalle linee guida, cioè chirurgia e chemioterapia, che salvano tantissime vite: vi si aggiunge, migliorando ulteriormente le prospettive dei pazienti».