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Elisabetta Abdreis e Gianni Santucci

Angela Saglia del Berchet: «Parlare così fa gruppo». Gloria Torri della media Ojetti: «Un segno di autonomia». Elena Benaglia del liceo Manzoni: «Ogni giorno cinque minuti per riflettere sui linguaggi»

«Prof, ho cucinato la versione». Al liceo Berchet il latino si coniuga con lo slang e la docente Angela Saglia sorride: «Ci sta». I suoi studenti della 4B (sezione con potenziamento comunicazione), dopo aver letto il servizio del Corriere sul linguaggio giovanile, hanno integrato il dizionario: «Parlare così ci fa sentire gruppo. Se gli adulti non capiscono, meglio». Parole ed espressioni segnalate: gls (già lo sai), rizzare una gotica (corteggiare una ragazza), moggare (superare qualcuno, in vari ambiti). Dietro l'uso di drip, sgravo, peso, pullappare (indipendentemente dal livello di consapevolezza che possano averne) non c’è solo un gioco: «Lo slang è un atto di cittadinanza invisibile, di partecipazione — riflette Jessica Vaccari, docente all’Enaip, istituto di formazione professionale — Un modo per esserci in un mondo che li ignora, così mi hanno detto gli studenti». Maranza in bocca ai giovani non sempre è etichetta: «Deridere e giudicare porta ad alzare muri — conclude la docente —. Noi lo facciamo ma loro, i ragazzi, molto meno».