Nel Sultanato dell’Oman, uno dei Paesi più aridi del mondo, con meno di 100 mm di pioggia l’anno, oltre il 90% dell’acqua potabile consumata proviene ormai da impianti di desalinizzazione. Solo nel 2023 ha prodotto circa 700 milioni di metri cubi di acqua desalinizzata, con un costo medio industriale compreso tra 0,50 e 0,80 dollari per metro cubo, grazie all’efficienza dell’osmosi inversa e all’integrazione con fonti rinnovabili come il solare. Con una rete di oltre 50 impianti attivi, di cui alcuni di taglia medio-grande in grado di produrre fino a 250 mila m³ al giorno, l’Oman è riuscito a costruire un sistema idrico stabile, tecnologicamente avanzato e sempre meno dipendente dalle scarse risorse sotterranee. Questo modello, che ha permesso di garantire la sicurezza idrica alla popolazione e all’industria anche in contesti climatici estremi, rappresenta oggi una concreta proposta per la Sicilia, dove la crisi idrica non è più emergenza, ma condizione strutturale. Se la Sicilia applicasse un sistema analogo, adattato alle sue condizioni, l’acqua prodotta con impianti moderni potrebbe coprire i fabbisogni di intere aree urbane e agricole, con costi compatibili rispetto all’attuale inefficienza del sistema distributivo regionale. Basti pensare che, nella Regione, oltre il 51% dell’acqua immessa in rete viene persa prima di arrivare all’utente: una dispersione che equivale a più di 240 milioni di metri cubi annui. Se anche solo il 30% di quel volume fosse sostituito da acqua desalinizzata, si potrebbe garantire l’approvvigionamento quotidiano a circa 1,2 milioni di persone. Dal punto di vista della costo-efficacia, il paragone è netto. Ogni metro cubo disperso in Sicilia costa, in termini di produzione e trasporto, almeno 1 euro, considerando anche i costi energetici e di gestione. Al contrario, un metro cubo di acqua desalinizzata in Oman costa in media 0,60 euro. Ciò significa che produrre acqua dal mare potrebbe non solo compensare le inefficienze, ma risultare anche più economico in una prospettiva di medio periodo, specie se gli impianti venissero co-finanziati da fondi europei per la transizione climatica e dotati di pannelli solari per abbattere i costi energetici. Gli impianti di nuova generazione impiegati nel Golfo hanno inoltre ridotto l’impatto ambientale della salamoia – il concentrato salino che residua dal processo – grazie a tecnologie di diffusione multipunto e monitoraggio costiero, evitando l’alterazione degli ecosistemi marini. L’adozione delle stesse soluzioni in Sicilia, in particolare nelle isole minori come Pantelleria o Lampedusa, potrebbe rafforzare la sicurezza idrica, eliminando la necessità di navi cisterna e riducendo drasticamente l’uso di acqua sotterranea, oggi sottoposta a stress eccessivo. I benefici sanitari sarebbero diretti: l’acqua desalinizzata, se correttamente rimineralizzata, è microbiologicamente sicura, priva di nitrati e pesticidi, e adatta al consumo umano anche nei gruppi più vulnerabili. I rischi legati a una composizione squilibrata possono essere prevenuti con regolazioni standardizzate già adottate in Europa e nei Paesi del Golfo. Nel contesto siciliano, questa transizione non è solo possibile: è necessaria. Oggi gli invasi regionali si trovano al 47% della loro capacità, in calo costante rispetto alla media decennale. La stagione delle piogge invernali ha portato solo un terzo delle precipitazioni attese e la primavera 2025 si preannuncia tra le più secche degli ultimi 40 anni. I distretti agricoli di Enna e Agrigento sono in stato di preallarme, mentre le città costiere iniziano a programmare razionamenti estivi. Di fronte a questo scenario continuare a puntare solo su bacini, dighe e reti colabrodo appare anacronistico. La desalinizzazione non è una panacea, ma l’esperienza dell’Oman dimostra che può essere parte integrante di una strategia climatica seria, fondata su tecnologia, sostenibilità e programmazione. Per la Sicilia – e forse anche per il resto del Mezzogiorno – è tempo di guardare al mare non più come a una barriera, ma come a una risorsa strategica da trasformare, goccia dopo goccia, in futuro.