Dalla Norvegia un progetto di alta tecnologia, per trasformare l’acqua di mare in acqua dolce, abbattendo costi energetici ed impatto ambientale: il primo impianto di desalinizzazione sottomarina al mondo. L’obiettivo è offrire una nuova strada per rendere l’acqua dolce più accessibile. D’altronde già nel lontano 1977, il problema della crisi idrica era avvertito, quando si svolse la prima Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua. Un vertice in cui si sottolineava l’importanza di azioni per preservare il nostro bene primario: l’acqua. Cibo, energia, biodiversità e salute sono strettamente correlate alla gestione del patrimonio idrico della Terra.
La situazione è lontana dall’essere risolta. Entro il 2030, la domanda globale di acqua dolce supererà l’offerta del 40% spinta dalla crescita demografica, dai cambiamenti climatici e da usi industriali come i data center, mentre entro il 2050, la popolazione in crescita avrà bisogno del 50% di cibo in più. L'agricoltura, già il maggiore utilizzatore di acqua, è responsabile di oltre il 70% dei prelievi. Secondo la FAO per produrre il fabbisogno alimentare giornaliero di una persona occorrono tra i 2.000 e i 5.000 litri d’acqua. Nel frattempo, l'acqua dolce è sempre meno abbondante per via della siccità crescente, della costante deforestazione e dell'irrigazione eccessiva per usi agricoli.







