Le acque reflue di una comune città di mare possono essere impiegate per produrre energia rinnovabile. Esattamente a Fukuoka, in Giappone, dalla scorsa estate è attivo il primo impianto a energia osmotica del mondo davvero integrato con gli impianti metropolitani. In pratica sfrutta un concetto noto da tempo ma di difficile implementazione in larga scala: generare energia rinnovabile dal passaggio delle molecole d'acqua da una soluzione meno salina a una più salina. Ovviamente oltre alla tecnologia vi è bisogno di una particolare condizione ambientale che mette a disposizione non solo le acque reflue ma anche acqua di mare concentrata, ovvero lo scarto degli impianti di desalinizzazione locali. A Fukuoka dal 2005 è così che funziona la produzione dell’acqua potabile cittadina.

Energia osmotica per muovere turbine

Il termine “osmosi” si riferisce semplicemente a quel fenomeno fisico che prevede il passaggio di molecole d’acqua (senza l’impiego di energia esterna) attraverso una membrana semipermeabile da una soluzione meno concentrata verso una più concentrata, fino a quando entrambe si equilibrano. Si pensi ad esempio alla salatura esterna dei formaggi che disidrata la crosta per osmosi, favorendo la maturazione. Nell’impianto giapponese le acque reflue trattate (a bassa salinità) entrano in contatto, attraverso una speciale membrana, con la salamoia ipersalina prodotta da un adiacente impianto di desalinizzazione. Il flusso molecolare fa aumentare la pressione, il volume e il flusso dell’acqua salina, che a quel punto confluendo in una turbina meccanica, produce energia. La miscela diluita poi viene scaricata in mare. Per altro la produzione di elettricità alimenta anche il desalinizzatore. Insomma, è un ciclo virtuoso funzionante 24 ore su 24, indipendente dalle condizioni meteo e a zero emissioni di CO2. Per altro fino a poco tempo fa la salamoia ipersalina veniva diluita e buttata in mare, perché la produzione di sale non aveva avuto successo.