È finita dopo quattro anni carichi di gioie e delusioni, come capita in ogni storia destinata a lasciare il segno. Simone Inzaghi ha deciso di lasciare l’Inter per accettare la ricchissima offerta arrivata dall’Arabia Saudita: il biennale da 30 milioni netti all’anno dei sauditi dell’Al-Hilal. L’incontro nella sede nerazzurra tra l’allenatore piacentino, Giuseppe Marotta e Piero Ausilio ha sancito la separazione.
Determinante l’entità pesantissima della sconfitta di sabato a Monaco di Baviera nella finale di Champions League con il Paris Saint Germain. Il naufragio contro i francesi ha reso molto più timida la volontà del club di confermare Inzaghi per un altro anno e al tempo stesso ha spinto Inzaghi a cambiare aria, consapevole della difficoltà di ripartire subito dopo quella sconfitta storica. Inzaghi lascia dopo un quadriennio pieno di pagine esaltanti: lo scudetto della seconda stella vinto in casa del Milan nel derby, due finali di Champions League in tre anni, due Coppe Italia e tre Supercoppe italiane. Ma anche le brucianti volate scudetto perse di fronte a Napoli e Milan. Fino all’impronosticabile crollo di sabato. Lascia dopo aver portato centinaia di milioni nelle casse del club grazie alla capacità di arrivare in fondo a ogni competizione. Elemento decisivo in anni nei quali l’Inter ha avuto forti problemi economici, con la fase discendente di Suning impossibilitata a immettere nuove risorse dalla Cina, per questo motivo sostituita da Oaktree un anno fa.












