Quanti laboratori privati convenzionati con la sanità pubblica continueranno a fare i raggi della faccia - tecnicamente “rocche” - se fino a ieri venivano pagati dalla Regione del Veneto 145,25 euro a prestazione e domani la tariffa calerà a 86,10 euro, vale a dire un taglio netto di oltre il 40%? Si dirà: sono privati, affari loro. Ma una ricaduta sull’utenza potrebbe esserci: il rischio è che per alcuni particolari esami - ad esempio l’ecoaddome completo o la risonanza magnetica articolare - si allunghino le liste d’attesa anche nelle strutture private convenzionate. Per un motivo molto semplice. Siccome sono esami costosi a partire dall’acquisto e dalla manutenzione delle attrezzature, il privato dirà di non riuscire più a stare nelle spese e quindi non fornirà più quel tipo di prestazioni.

Tutto nasce dal nuovo “Nomenclatore tariffario regionale delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale” approvato dalla giunta regionale del Veneto con la delibera 581 dello scorso 29 maggio e già pubblicata sul Bur. Al netto dei tecnicismi, il Nomenclatore tariffario è l’importo che la Regione riconosce agli accreditati convenzionati con il Sistema sanitario pubblico. Ogni prestazione ha la sua descrizione e il suo importo. Ossia: se un esame costa tot e il paziente paga il ticket, la Regione riconosce alla struttura privata convenzionata la differenza. Solo che con il nuovo Nomenclatore sono state apportate delle modifiche. Ad esempio: per il laboratorio di analisi c’è stato un taglio lineare del 21%. Per la diagnostica per immagini, invece, il taglio è stato di oltre il 7%, pari a 12 milioni di euro, ma con alcune particolarità: i tagli maggiori riguardano le risonanze magnetiche e le Tac, mentre invece vengono pagate di più la radiologia tradizionale e le ecografie cosiddette “a basso costo”. Cambi anche per le visite specialistiche: il rimborso per la prima visita passa a 28 euro, per quella di controllo sono 22 euro, mentre la prima visita cardiologica con elettrocardiogramma ora è tariffata a 41 euro. Il budget Domanda: la Regione darà meno soldi alle cliniche e ai laboratori privati convenzionati? Risposta: no, non ci sarà alcuna riduzione del budget. Ma a cambiare rischiano di essere le prestazioni. E qui entreranno in ballo le successive convenzioni tra le singole strutture e le Ulss di riferimento territoriale. Funziona così: la Regione mette i soldi, dopodiché la singola Ulss tratta con il privato quali prestazioni dovrà erogare. Ma se alcune prestazioni verranno pagate meno - e non a caso sono quelle che richiedono le attrezzature più costose, ma anche un maggiore consumo di energia - va da sé che i privati cercheranno di fornire in convenzione altre prestazioni, giusto per non rimetterci. Tra l’altro, la diminuzione delle tariffe per alcune prestazioni giocoforza determinerà un calo dei compensi anche per i liberi professionisti che operano nel privato. Questo dicono le strutture accreditate convenzionate del nuovo Tariffario regionale. Stiamo parlando di 27 ospedali e 130 ambulatori. Strutture che dispongono del 16,5% del totale dei posti letto (contro una media nazionale del 30%) ma che coprono il 20% dei ricoveri totali con un costo pari al 12% della spesa ospedaliera. Senza contare che sono i privati a rappresentare il 55% della mobilità attiva, cioè i pazienti di altre regioni che vengono qui a curarsi. Ma per il normale cittadino cosa cambia? Il rischio è che, avendo diminuito le tariffe, anche nel privato convenzionato aumentino le liste d’attesa per alcune prestazioni. Tecnicamente si dice: razionamento dell’offerta. Se un eco-addome completo sarà pagato 88 euro quando fino a ieri erano 111 euro, c’è da pensare che il privato cercherà di erogare altri esami, più convenienti dal punto di vista tariffario. E saranno quasi tutti esami radiografici. Per dire: l’emicostato passerà da 17,30 euro a 31,50 euro, la radiografia della testa (telecranio) sarà pagata non più 11,15 euro, ma 31,50. Raggi per tutti? Sanità, in Friuli 40 milioni dalla Regione ma solo al pronto soccorso. Il no di Cgil: «Va esteso a tutti» Il controllo Nella delibera dell’assessore Manuela Lanzarin è spiegato che ad elaborare il nuovo Tariffario è stato un gruppo di lavoro che ha coinvolto anche il Dipartimento di Management dell’Università di Verona “sia nella definizione della metodologia sia nella successiva fase di elaborazione e analisi del dato”. Il nuovo tariffario entrerà in vigore il 15 giugno, ma ci sarà un controllo. Recita la delibera: “In un'ottica di trasparenza, monitoraggio continuo e governance partecipata, si ritiene di istituire l’Osservatorio regionale permanente delle prestazioni di assistenza specialistica composto da rappresentanti delle strutture regionali competenti, delle aziende e enti del Sistema sanitario regionale e delle strutture private accreditate. L’Osservatorio avrà, tra l’altro, il compito di monitorare in modo sistematico e continuativo l’andamento delle prestazioni erogate, gli eventuali impatti sulla produzione e sulla offerta di servizio rivolta ai cittadini, individuare eventuali criticità e predisporre i necessari correttivi, programmare l’analisi periodica dei costi di produzione ai fini di assicurare un tempestivo adeguamento delle relative tariffe”. Sarà il direttore generale della Sanità, Massimo Annicchiarico, a definire la composizione dell’Osservatorio.