Tra i referendum dei giorni 8 e 9 giugno, forse quello più rilevante riguarda l’abrogazione di una parte fondamentale del Jobs Act, quella che abolisce il diritto al reintegro. Come hanno chiarito i giuristi, con l’eliminazione del testo renziano non si torna al vecchio Statuto dei Lavoratori del 1970, ma si aumenta di sicuro la tutela dei diritti dei lavoratori. In effetti, alcuni aspetti essenziali della controriforma di Renzi erano già stati demoliti dalla magistratura perché contrari alla Costituzione. Perché allora andare a votare per eliminare ciò che resta della normativa renziana? Propongo due ragioni di fondo: una di carattere sociologico e una di carattere più squisitamente economico. Poi ce n’è, a ben guardare, una terza.

Per capire la prima, partirei dall’omelia economica pronunciata da Draghi al recente vertice della Fondazione internazionale per l’innovazione COTEC. Possiamo parlare di omelia, visto che l’incontro si è tenuto nel convento di San Francesco a Coimbra. Il priore europeista ha sviluppato moltissimi temi, come al solito. Di sfuggita ha toccato anche il tema dei salari osservando che, in Europa, non solo sono stagnanti ma sono cresciuti anche meno della produttività del lavoro.