BOLOGNA – “Non c’è un momento in cui non penso a quell’incidente”. Federico Ansaloni, 22 anni, parla nella piazza di Sant’Agata Bolognese ai microfoni di Mattino Cinque. Accanto a lui ci sono il sindaco Giuseppe Vicinelli, lo zio e agli amici di papà Bruno, ucciso da un’auto in fuga dai carabinieri guidata da un 22enne con precedenti penali che aveva l’obbligo di dimora a Castello di Serravalle.
"Mio padre era una persona molto buona, in casa non ha mai alzato la voce, mai una sgridata – dice il figlio Federico – provo tanto dolore e tanta rabbia, se la giustizia farà bene il suo corso questo mi aiuterà”.
Anche lo zio chiede giustizia, “una pena significativa e importante” per la morte di Bruno Ansaloni che sabato sera, con la moglie alla guida, stava andando a prendere la figlia minorenne ad un festa. Erano le due di notte, l’auto guidata da ha travolto l’utilitaria della coppia. La donna ricoverata al Maggiore è ancora in prognosi riservata. Una dottoressa, con i figli accanto, le ha detto cosa era successo compreso quel passaggio più duro e difficile, la morte del marito. Il sindaco è accanto alla famiglia, lo è tutto il paese. “Abbiamo perso una persona che faceva la differenza, con lui se ne va un pezzo della nostra comunità”, dice.







