Basterà aver avuto entro 5 anni neanche un rinvio a giudizio, ma appena una denuncia, per vedersi vietare dal «Daspo urbano» del Questore, senza neanche accertamento di pericolo di reati, l’accesso ad alcune aree, pena l’arresto sino a un anno: notevole coerenza per un governo che ovunque evoca la presunzione di innocenza, e dall’1 giugno designa Questore di Monza un dirigente condannato sino in Cassazione per falso sui fatti della scuola Diaz al G8 di Genova. Del resto la dosimetria, che nel «decreto sicurezza» i giuristi ritengono stravolta da 14 nuovi reati e 9 aggravanti — ad esempio nell’occupazione abusiva di una casa in cui la pena diventa la stessa di chi ha la colpa di far morire un operaio in un incidente sul lavoro —, è sostituita da un’implicita nuova scala di valori, geografie, persino aritmetiche: agli agenti indagati 10.000 euro per le spese legali in ogni fase (fino a un massimo di 50.000), a fronte di 500 euro di rimborso per l’avvocato che in Albania difenda gli stranieri trattenuti nel Cpr delocalizzato; e chissà cosa sono «le immediate adiacenze» di stazioni dei treni e metrò nelle quali il legislatore aggrava i reati, o «l’onore dell’istituzione» la cui lesione aumenterà la pena del deturpamento di immobili pubblici.