Amante della natura fin da bambino e mercante d’arte di professione, Harry Salamon, classe 1943, ha vissuto molte vite. Oggi fa la spola tra Sant’Alessio con Vialone (Pv), dove 52 anni fa fondò l’Oasi di Sant’Alessio, e Mindo, in Ecuador. Qui, insieme a l’Universidad Central e l’Università internazionale di Quito segue il progetto di conservazione Hummingbirds in our hands (Colibrì nelle nostre mani). Questi uccelli, infatti, sono minacciati dalla perdita di habitat e da un’usanza nefasta molto radicata. «Dal Canada fino alla Terra del Fuoco - spiega Salamon - si è soliti attirare i colibrì con acqua zuccherata a scopo turistico. Essendo però uccelli insettivori, dovrebbero utilizzare gli zuccheri del nettare dei fiori esclusivamente come carburante per andare a caccia d’insetti. Mentre si sono adagiati e sostanzialmente non consumano altro». Le conseguenze? «È come se si nutrisse l’uomo solo con farina e acqua. In una tale situazione, la dieta del colibrì risulta carente di vitamine, grassi, proteine e fibre, indispensabili per la digestione. Non riescono nemmeno più a riprodursi».
Dal Pavese fino all'Ecuador: l'uomo che salva i colibrì grazie a giardini fioriti
Harry Salamon ha fondato l’Oasi di Sant’Alessio e segue un progetto in Sud America. L’abitudine ad attirarli con acqua zuccherata per scopi turistici ne compromette la riproduzione







