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L’Assemblea regionale siciliana ha introdotto una legge in materia di sanità che, tra le altre cose, prevede l’obbligo per gli ospedali pubblici di assumere medici e altro personale non obiettore di coscienza, garantendo così l’attuazione della 194, la legge che dal 1978 consente in Italia di interrompere volontariamente una gravidanza. L’obiezione di coscienza, prevista con alcuni limiti dalla 194, è uno dei principali ostacoli al diritto a un aborto garantito e accessibile.

In teoria gli ospedali pubblici in Italia sono obbligati a garantire l’accesso all’aborto, ma nella pratica non è sempre possibile quando c’è una grande concentrazione di medici obiettori, e non esistono obblighi specifici per assumere personale sanitario non obiettore di coscienza. La decisione della Sicilia è quindi rilevante e ha pochi casi simili in Italia, anche perché qui una norma del genere è particolarmente necessaria: è infatti una delle regioni con la maggior presenza di medici obiettori e in cui è più difficile abortire.

L’articolo 3 del disegno di legge 738 approvato dalla Sicilia prevede innanzitutto che le aziende del servizio sanitario regionale istituiscano le aree dedicate all’interruzione volontaria di gravidanza dove non siano già previste. Nell’ultima relazione sull’attuazione della legge 194, pubblicata con grande ritardo dal ministero della Salute nel dicembre del 2024, si dice che in Sicilia ci sono 55 strutture con un reparto di ostetricia e ginecologia e che in 26 di queste, pari al 47,3 per cento, meno della metà, si pratica l’interruzione volontaria di gravidanza. La media in Italia è del 61,1 per cento.