Le Malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici) sono patologie che, ancora oggi, si portano dietro uno stigma: quello dell’invisibilità. Non si vedono, ma si sentono. Nel corpo, nella mente, nella vita quotidiana. Per i pazienti, soprattutto per i più giovani, significa convivere con dolore addominale, urgenza evacuativa, affaticamento, difficoltà alimentari e cicli di terapie che si alternano a fasi di remissione. E spesso, con il senso di essere “fuori posto” nei contesti della normalità.

In aumento tra i giovani

Un recente studio pubblicato sulla rivista Gastroenterology, condotto su oltre 2,7 milioni di ragazzi tra i 4 e i 20 anni, ha evidenziato un dato inequivocabile: negli ultimi 15 anni, la prevalenza delle Mici nei minori è aumentata del 25%. Sono numeri che preoccupano, non solo per le implicazioni cliniche ma per il loro impatto sociale e psicologico, in particolare tra bambini e adolescenti.

In particolare, lo studio ha registrato un incremento del 22% dei casi pediatrici di malattia di Crohn e del 29% per la colite ulcerosa, a dimostrazione di un trend in costante crescita che interessa l’intero spettro delle Mici.

L’indagine Amici