In appena una quarantina d’anni - dal 1821 al 1861– un tempo relativamente assai breve – la Penisola italiana che in pratica dalla fine dell’impero romano nel V secolo dopo Cristo non era mai più stata stata politicamente unita riuscì invece a riunirsi in un unico Stato nazionale: non solo indipendente ma -cosa altrettanto importate - con un ordinamento politico liberale. Il regno d’Italia, appunto, proclamato a Torino il 17 marzo 1861 con capitale in questa città. Un tale risultato - che da allora chiamiamo il Risorgimento - si dovette in sostanza all’incontro di due forze.
Da un lato un forte movimento politico dal basso: un movimento che coinvolse non solo la massima parte delle élite intellettuali italiane insieme a gruppi importanti di classe dirigente borghese qua e là nel Paese, specie nel centro-nord, ma potè contare ininterrottamente anche su una vasta mobilitazione giovanile disposta all’azione e al sacrificio.
Dall’altro lato, invece, il regno di Sardegna - comprendente la Savoia, il Piemonte, la Sardegna e la Liguria - che ben presto si mise alla testa delle forze di cui ho detto sopra. Forze eterogenee, che tuttavia, sotto la guida di un abilissimo uomo di Stato quale il conte di Cavour che seppe tenerle unite, alla fine ebbero successo. Cavour riuscì in questa impresa grazie alla carica di primo ministro del regno di Sardegna che ricoprì dal 1852 fino alla sua morte nel 1861.






