L’unità antifascista sulle cui basi si ricostruì l’Italia durò per un biennio (1945 e 1946). Sopravvisse al referendum del 2 giugno 1946 con cui per un margine di voti non straordinario gli italiani scelsero la formula della Repubblica. E riuscì a portare a termine la Costituzione nel 1947 nonostante in primavera per effetto della guerra fredda, dopo un viaggio di Alcide De Gasperi negli Stati Uniti, i comunisti di Palmiro Togliatti e i socialisti di Pietro Nenni fossero stati esclusi dal governo.
Alle elezioni politiche del 18 aprile 1948 gli elettori scelsero quello che sarebbe stato l’assetto del successivo quindicennio: un governo basato sulla Dc partito di maggioranza relativa, alleata a partiti laici minori: Partito liberale, Partito socialdemocratico, Partito repubblicano. Nel 1953 De Gasperi provò a varare un sistema maggioritario ma l’elettorato bocciò per pochi voti quel tentativo. Era iniziata nel ‘48 la stagione del «centrismo» che fu caratterizzata da un clamoroso quanto inaspettato boom economico. Stagione che si concluse tragicamente nel 1960 quando in un momento di difficoltà la Dc provò a inglobare nella maggioranza i voti del Movimento sociale italiano, il partito neofascista. Ma il governo guidato da Fernando Tambroni, travolto da manifestazioni popolari, durò pochi mesi.






