Il pregevole volume di Isaia Sales e Pietro Spirito dal titolo “Servono ancora le Regioni? Per una storia del regionalismo in Italia”, Colonnese editore, Napoli, 2025, tratta del dibattito sul regionalismo, partendo da una necessaria ricostruzione storica. L’idea di fare dell’Italia uno Stato federale era apparsa nel risorgimento e si è riproposta, nelle forme del regionalismo, più volte ma è sempre stata bocciata. Solo durante i lavori dell’Assemblea Costituente il regionalismo ha ripreso vigore, anche se con una radicale (quanto dimenticata) opposizione dei liberali e delle sinistre (Psi e Pci), che si attenuò solo nel giugno 1947, cioè dopo la loro esclusione dal governo. Gli autori tracciano un impietoso bilancio dell’esperienza regionale. Il maggiore merito del libro è quello di smitizzare l’idea stessa del regionalismo che, nel dibattito costituzionalistico, è considerata una “verità rivelata” indiscutibile.

Scrivono, infatti, gli autori che «con la nascita delle Regioni è iniziata la stagione della deresponsabilizzazione dello Stato centrale verso i suoi territori più arretrati». Concetto ripreso anche da un costituzionalista (un’eccezione che conferma la regola) che ha il coraggio di guardare in faccia la realtà. Francesco Pallante, nella prefazione al volume, scrive: «La sola fase storica segnata dalla riduzione, anziché dall’aumento, del divario economico tra Nord e Sud fu quella in cui gli interventi erano decisi e realizzati centralmente, tramite la Cassa per il Mezzogiorno (prima che le Regioni fossero coinvolte nella sua gestione)».