Gli occhi lucidi non sono vere lacrime, è la rabbia che sale come un fuoco. Lautaro a Como non ha fatto nemmeno il riscaldamento per provare a entrare in campo: il copione della serata era scritto, lo smartphone in panchina era sintonizzato su Napoli-Cagliari e il Toro è entrato in campo solo per andare sotto la Curva, a campionato finito, per annacquare il dispiacere dello scudetto perso con le aspettative per la finale di Monaco. L’Inter avrebbe avuto bisogno di lui contro la Lazio la domenica prima, per non perdere il treno scudetto. O meglio: avrebbe avuto bisogno del Lautaro di Champions, quello a segno ogni 85’, così diverso da quello del campionato, a segno ogni 215’, con un rendimento dimezzato rispetto allo scudetto della seconda stella: 12 gol invece che 24.