Hanno viaggiato verso Marte per quattro anni, durante i quali dovevano espletare una serie di compiti programmati che, con il trascorrere del tempo, da compiti futuri diventavano attuali o urgenti e poi finivano tra i compiti passati.

Il tutto mentre venivano studiati da neuroscienziati che, tramite immagini rilevate con la Risonanza Magnetica funzionale, cercavano di capire quali aree cerebrali si attivavano nel pensare ai compiti futuri, nell’affrontare quelli divenuti attuali, nel ripensare a quelli già eseguiti. Il viaggio su Marte, ovviamente, era solo virtuale, e i 31 partecipanti potevano «spostarsi nel tempo» senza aspettare che trascorressero i quattro anni reali. Questo originale metodo di ricerca è di uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications, primo autore Alison Montagrin, oggi allo Swiss Center for Affective Sciences dell’Università di Ginevra.