«Sì. E, aggiungo, possiedono un buon potere saziante e contengono tante fibre». Lo conferma l’esperta che aggiunge: «Il basso indice glicemico di questo alimento è pari a 25, quindi inferiore ad altri frutti di stagione come pesche fresche, con IG tra 28 e 42, albicocche, tra 32 e 46, e prugne, tra 34 e 39». Per completezza di informazione: l’indice glicemico serve a misurare l’impatto dei carboidrati sui livelli di zucchero nel sangue. In base alla rapidità con cui aumentano la glicemia dopo essere stati consumati, l’indice glicemico classifica gli alimenti su una scala da 0 a 100. Tre le categorie: il valore è basso se l’indice è compreso tra 1 e 55, medio quando è in un range tra 56 e 69, alto se supera 70. E ancora: «Ad aumentare il senso di sazietà è l’elevato contenuto di acqua e fibre», prosegue Flachi. «Contenuto, questo, che allo stesso tempo concorre a ridurre l’assimilazione dei grassi e contribuisce a rallentare l’assorbimento degli zuccheri a livello intestinale, evitando i picchi glicemici che, oltre a provocare crescita di peso, possono aumentare il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 nei soggetti predisposti». Motivo per cui la loro introduzione controllata è ammessa anche nella dieta di chi già soffre di questa patologia.