Rappresenta una leva strategica per ridurre le emissioni di gas serra, migliorare la qualità dell’aria nelle città e garantire una migliore vivibilità urbana. Non a caso, incentivare la mobilità sostenibile è diventato un obiettivo centrale delle politiche comunitarie, in linea con il Green Deal europeo e con le direttive sulla neutralità climatica al 2050. In questo scenario, però, l’Italia si mostra ancora indietro: secondo una fotografia scattata da Legambiente, presentata in occasione del primo Forum Nazionale della Mobilità organizzato a Roma, è urgente accelerare la transizione verso sistemi di mobilità più sostenibili, anche rivedendo tagli e scelte di investimento che oggi penalizzano la riconversione ecologica del settore dei trasporti e dell’industria automobilistica.

Secondo l’associazione, l’87% delle risorse infrastrutturali fino al 2038 verrà destinato alla realizzazione del Ponte sullo Stretto, mentre il Fondo Automotive, per il quale erano inizialmente previsti 8,7 miliardi di euro di fondi da qui al 2030, è stato drasticamente ridotto a 450 milioni nel 2025 e a 200 milioni annui negli anni successivi. La campagna Città2030, che ha analizzato 17 città italiane, conferma che i principali problemi nel nostro paese restano la forte dipendenza dall’auto privata, l’insicurezza stradale e i livelli di inquinamento che pongono quasi tutte le città fuori dai futuri limiti europei sulla qualità dell’aria. Motivo per cui, nei prossimi cinque anni, occorrerà impegnarsi per ridurre le concentrazioni di inquinanti atmosferici, come il PM10 (dal 3% al 35%) e l’NO2 (dal 5% al 40%). L’Italia detiene il primato europeo per tasso di motorizzazione, con 694 auto ogni 1000 abitanti (contro una media Ue di 571). Si va da un picco di 78 auto per 100 abitanti a Olbia a un minimo di 48 a Genova, passando per Roma (66), Milano (52,5) e Napoli (61); valori decisamente superiori agli standard delle città europee come Barcellona (41), Londra (36), Amsterdam (25,7) e Parigi (25). Questo alto tasso coincide con una mobilità fortemente sbilanciata verso l’auto privata, utilizzata almeno dal 30% della popolazione, con picchi dell’81,3% a Olbia, 65% a Reggio Calabria e 59,3% a Roma. Percentuali ben lontane da città come Parigi, dove solo il 4,3% dei cittadini sceglie l’auto per i propri spostamenti. Restano alti i dati sugli incidenti stradali: la maggioranza di questi avviene su strade urbane, con un rapporto morti e feriti per 1000 abitanti che raggiunge picchi di 8,4 a Firenze e Genova, mentre a Roma si attesta a 6,1, a Milano a 7,3 e a Napoli a 3,4.