Lisistrata, un manifesto contro tutte le guerre scritto 25 secoli fa. In scena nel Teatro Grande di Pompei l’opera di Aristofane, domani sera, rivive attraverso i volti e le voci di 120 studenti del territorio. Si replica poi lunedì, sempre alle 21. «Ogni volta con i ragazzi è un’emozione. Dopo 30 anni è un’esperienza sempre diversa, non si ripropone mai meccanicamente, un nuovo incontro». Un’emozione tradita dalla voce di Marco Martinelli, il regista che al debutto di domani sera ha lavorato con i suoi ragazzi per mesi. «E poi a Pompei è speciale. Ogni volta le pietre secolari del teatro romano si rianimano al tocco magico dei ragazzi» dice.

Siamo alla quarta edizione di “Sogno di volare”, quest’anno parte da Pompei un messaggio per la pace?

«Avevo pensato già prima a Lisistrata, poi ho ritenuto che fosse l’opera giusta per chiudere un ciclo. Terminiamo un quadriennio felice, partito grazie all’idea geniale del direttore Gabriel Zuchtriegel e ci siamo avvalsi lungo il percorso della collaborazione di tanti professionisti e delle scuole coinvolte».

Perché proprio Lisistrata?

«Aristofane è un autore ossessionato dai conflitti, conosce le sofferenze della grande guerra del Peloponneso. Ma questo suo testo in particolare non ci ha dato solo l’occasione di riflettere su quanto accade in Palestina o Ucraina. Non c’è solo Gaza, c’è la violenza dei vicoli dove crescono i ragazzi di Castellammare di Stabia, Torre Annunziata, Torre del Greco, Pompei che fanno parte del percorso di “Sogno di volare”. Ecco ci siamo confrontati su quanto accade nei loro quartieri, sui diritti funestati dai femminicidi partendo proprio dalla figura di Lisistrata».