Doccia fredda per il personale scolastico sulla riconoscibilità dell’anno 2013 ai fini della carriera. Dopo l’udienza dello scorso 2 aprile in Cassazione, in accoglimento delle tesi del ministero dell’Istruzione e del Merito, la sentenza depositata il 21 maggio ha chiarito, deludendo le aspettative di migliaia di dipendenti della scuola, l’annosa vicenda riguardante la riconoscibilità dell’anno 2013 ai fini giuridici ed economici per il personale scolastico.
Il dietrofront
Dopo la timida apertura della stessa Corte di Cassazione con un’ordinanza del giugno dello scorso anno, con cui in effetti si erano accese le speranze di vedere riconosciuto il 2013 anche ai fini della progressione economica, e la pronuncia ancor più chiara della Corte di Appello di Firenze, proprio su quest’ultima si è espressa nuovamente la Cassazione, rivedendo il proprio stesso iniziale orientamento.
Le argomentazioni del ministero
In giudizio il Mim aveva sostenuto che si era in presenza di una definitiva sterilizzazione a fini economici dell’anno 2013, con la conseguenza che lo stesso non sarebbe computabile neppure ai fini dello sviluppo stipendiale successivo alla normativa che ha introdotto il blocco, e ciò sino all’eventuale intervento della contrattazione collettiva, previo stanziamento delle relative risorse.







