Una nuova scoperta scientifica potrebbe cambiare il modo in cui comprendiamo, diagnostichiamo e - in futuro - curiamo la Malattia di Alzheimer, la forma più comune di demenza al mondo, che colpisce oltre 24 milioni di persone.

Uno studio tutto italiano, pubblicato sulla rivista internazionale Plos One e guidato da Francesco Bruno (Universitas Mercatorum), ha analizzato per la prima volta in Europa l’intera variabilità genetica del gene Adam17, identificando alcune varianti comuni (Snps) che aumentano il rischio di sviluppare l’Alzheimer sporadico e influenzano sintomi cognitivi e comportamentali. Questo gene, infatti, è coinvolto nei meccanismi di comunicazione tra cellule e nella risposta infiammatoria e potrebbe influenzare non solo il rischio di sviluppare la malattia, ma anche le sue manifestazioni cognitive e comportamentali.

L’indagine ha analizzato per la prima volta in Europa l’intera variabilità genetica del gene Adam17, identificando alcune varianti comuni (Snps) che aumentano il rischio di sviluppare l’Alzheimer sporadico e influenzano sintomi cognitivi e comportamentali. Questo gene, infatti, è coinvolto nei meccanismi di comunicazione tra cellule e nella risposta infiammatoria e potrebbe influenzare non solo il rischio di sviluppare la malattia, ma anche le sue manifestazioni cognitive e comportamentali.