Le emozioni del cronista non fanno notizia» è il precetto che gli studenti delle scuole di giornalismo dovevano imparare a memoria. Così come non dovrebbero fare notizia le sue paure, le sue incertezze, le sue convinzioni. Domenico Iannacone è riuscito a ribaltare questa norma per continuare a esplorare i temi più profondi e complessi dell’esistenza: la fragilità della mente, il mistero della vita e della morte, la cura intesa come atto necessario verso ogni forma vivente, il bisogno di appartenenza. Per le nuove quattro puntate di «Che ci faccio qui» (Rai3, realizzato da Ruvido Produzioni), Iannacone raccoglie le storie che nascono all’interno del Centro Diurno dell’Associazione Ra.Gi. di Catanzaro, fondato da Elena Sodano, dove si sperimenta una forma di cura che non si limita all’assistenza, ma cerca, attraverso la relazione e l’ascolto, di restituire dignità anche quando il tempo sembra aver smarrito il suo senso.
Iannacone, l’empatia come porta d’accesso per scrutare gli animi
Il giornalista è riuscito a esplorare i temi più profondi e complessi dell’esistenza: la fragilità della mente, il mistero della vita e della morte, la cura intesa come atto necessario verso ogni forma vivente






