"L'attentato a Sigfrido Ranucci è qualcosa di gravissimo e sconcertante, soprattutto perché completamente inatteso.
Non commento quello che fa la politica, ma è arrivato il momento per i giornalisti di rialzare la testa e di tornare a fare il proprio lavoro con serietà e professionalità". Rosaria Capacchione non ha dubbi, e da cronista esperta e coraggiosa, sotto scorta dal 2008 - quando lavorava per il quotidiano napoletano de Il Mattino - per le minacce ricevute dal clan dei Casalesi, si mostra seriamente preoccupata per quanto accaduto al giornalista d'inchiesta autore di Report.
Una preoccupazione, la sua, che riguarda anche altro, lo stato della professione giornalistica. L'ex giornalista del Mattino, come Ranucci, faceva il suo lavoro con scrupolo e alta professionalità, verificando le fonti e approfondendo i fatti, firmando articoli su situazioni inedite - è stata tra le prime a scrivere dell'enorme potere economico e di influenza sulle amministrazioni pubbliche dei boss del clan dei Casalesi, come Francesco Sandokan Schiavone e Francesco Bidognetti - che squarciavano più di un velo sulle dinamiche criminali e portavano spesso all'apertura di inchiesta giudiziarie. Anche per questo, oltre alle minacce palesi, come quelle ricevute insieme a Saviano da Bidognetti e dal suo avvocato durante il processo di appello Spartacus (per questi fatti il capoclan e il suo legale sono stati condannati), la Capacchione subì nel 2008, durante la stagione del terrore firmata nel Casertano da Giuseppe Setola e dai suoi killer, il furto in casa di un premio che aveva ricevuto per il suo lavoro.










