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Mercoledì scorso, al termine del question time a cui ha partecipato Giorgia Meloni, alcuni importanti dirigenti di Fratelli d’Italia si sono appartati in un angolo del Transatlantico, il grande corridoio fuori dall’aula della Camera dei deputati. E lì, dietro una colonna, i ministri Francesco Lollobrigida e Luca Ciriani, il capogruppo Galeazzo Bignami e il responsabile dell’organizzazione nazionale del partito Giovanni Donzelli, hanno discusso di come provare a dare un indirizzo concorde alla coalizione di destra in vista delle prossime campagne elettorali per le amministrative di fine maggio e per le regionali di novembre.

Il senso del ragionamento è stato alla fine sintetizzato da Lollobrigida: bisogna evitare che succeda di nuovo quel che avvenne in Sardegna, dove i prolungati conflitti tra Lega e Fratelli d’Italia hanno portato la destra a una sconfitta che ha consegnato la guida della regione al centrosinistra. In questo senso, hanno concordato i dirigenti di Fratelli d’Italia, bisogna agire per tempo prima che emergano nuove tensioni: anche perché ci sono già alcuni primi segnali preoccupanti.

Anzitutto nelle Marche, dove la sfida elettorale sarà più delicata, perché tra le regioni che andranno al voto è quella più contendibile: il Veneto con ogni probabilità resterà alla destra, e in Puglia, Campania e Toscana il centrosinistra ha ottime possibilità di restare al governo. Per questo molti addetti ai lavori vedono le Marche come la regione che influenzerà il giudizio complessivo del turno elettorale. Il centrosinistra ha un candidato piuttosto forte e conosciuto, l’europarlamentare del PD Matteo Ricci, ex sindaco di Pesaro. La destra invece punta a confermare il presidente uscente, Francesco Acquaroli di Fratelli d’Italia: una sua eventuale sconfitta sarebbe un brutto segnale per il partito di Giorgia Meloni. Ecco perché quest’elezione è così delicata.