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Un anno fa chiesero a Nicușor Dan se pensava di candidarsi alle presidenziali della Romania, lui rispose che non ci pensava proprio. Ieri invece le ha vinte al ballottaggio contro il sovranista George Simion grazie a un’affluenza eccezionale, la più alta dal 1996. Nell’ultimo anno – cioè da quella risposta a oggi – nella politica romena è successo di tutto, e Dan sarà il prossimo presidente.
Il primo turno delle presidenziali dello scorso novembre era stato annullato dalla Corte costituzionale perché l’intelligence aveva riscontrato interferenze russe a favore del candidato ultranazionalista che a sorpresa era arrivato primo, Călin Georgescu, poi escluso dalla ripetizione del voto. Un’elezione parlamentare e una crisi di governo dopo, Dan s’è trovato a essere il candidato dello schieramento europeista contro l’estrema destra di Simion e di Georgescu.
Dan si era candidato da indipendente. Non si considera né progressista né conservatore, ma «un tecnocrate». Come Simion era esterno ai partiti istituzionali che con coalizioni variabili governano da molti anni, e che per questo sono screditati secondo molti romeni. Politicamente, però, è distantissimo da lui: è un europeista convinto. Dan ha vinto presentandosi come il garante della collocazione nell’Unione Europea e nella NATO della Romania, e delle istituzioni rispetto alle pulsioni autoritarie dell’estrema destra che aveva chiamato «colpo di stato» l’esclusione di Georgescu (Simion ha infine riconosciuto la sconfitta).











