MILANO – Anche l’ultima tripla A se n’è andata, per gli Usa. Dopo S&P nel 2011 e Fitch nel 2023, anche Moody’s ha stabilito che l’economia del dollaro non merita più il rating massimo. Uno choc, che domani sui mercati potrebbe innescare, oltre ai declassamenti automatici di molti emittenti Usa, vendite sulle azioni di Wall Street e turbolenze o tassi crescenti sui Treasury bond. Ma il vero effetto sarà nel medio termine, se l’evento porterà a un riequilibrio dei rapporti di forza tra le Borse, da vent’anni sempre più sbilanciati verso azioni e bond di Wall Street, che riempiono ormai i tre quarti dei portafogli globali mentre l’economia Usa vale un quarto del Pil globale.
I titoli dei “Magnifici 7” trainano la Borsa Usa nell’anno delle Presidenziali
Paolo Mastrolilli
25 Marzo 2024
Il direttore della comunicazione della Casa Bianca, Steven Cheung, ha attaccato duramente il capo economista di Moody’s Analytics, Mark Zandi, definendolo un oppositore politico di area democratica. Ma Zandi non è nemmeno tra gli autori della nota sugli Usa, e lavora in una divisione separata che non si occupa di rating. Sul mercato, però, non c’è stupore, dopo anni di finanza pubblica blanda a Washington, fra i tagli dei tasse e il binomio deficit-debito in continua crescita: per non dire del secondo mandato di Donald Trump, che a inizio aprile ha rotto l’ordine mondiale globalizzato con l’annuncio di dazi che hanno causato 1.000 miliardi di dollari di vendite sul debito Usa, e l’impennata dei suoi rendimenti.











