Una storia non lineare e davvero sincopata e rumorosa attraversa le tappe della vita dell'eroina di Kristen Stewart che lei racconta nel suo primo film da regista, in The Chronology of Water', adattamento del romanzo autobiografico di Lidia Yuknavitch presentato al festival di Cannes a un Certain Regard.
Ovvero frammenti di una donna dall'infanzia ammaccata, caotica e questo fino all'università, la maternità e la rinascita.
Ma soprattutto l'attrice di 'Crimes of the Future' di David Cronenberg, cerca di trascrivere ciò che la lettura del libro della Yuknavitch ha scatenato in lei: un vortice di dolore, desiderio, rabbia e tenerezza con i temi dell'abuso sessuale, della dipendenza, dell'amore queer, del lutto perinatale.
Un libro ossessione, il progetto di una vita che è riuscita a realizzare in otto anni non trovando produttori disposti a realizzare una storia così dolorosa. "Questo film è stato un atto d'amore radicale - ha detto con grande partecipazione nella Sala Debussy alla prima stampa -. Dopo otto anni di creazione quest'opera non chiede altro che di essere vista e ascoltata. Ora - ha poi concluso rivolta al pubblico in sala - strappiamo questo cerotto e guardiamo questo fottuto film".












