Con La cronologia dell’acqua, Kristen Stewart debutta alla regia: un memoir di redenzione personale tra bisessualità, droga, alcol e politica
di Roberto Croci
Non ama le interviste ma parlare sì, mettendo insieme le idee come fossero parte di un’architettura. E lo fa in modo istintivo. Kristen Stewart è una giovane donna a cui il successo non ha tolto solidità. Bambina prodigio in Panic Room, fenomeno mainstream e grande protagonista della più famosa saga di vampiri Twilight e adesso alla regia con un adattamento per il cinema del memoir di Lidia Yuknavitch: La cronologia dell’acqua, un’esplorazione di sé attraverso bisessualità, politica, droga e alcol con protagonista Imogen Poots, la produzione di Ridley Scott e un cast di outsider (Thora Birch, Jim Belushi, Charlie Carrick, Kim Gordon).
Storia di tenebre e dipendenze, riabilitazione e riscatto: per questo ha scelto La cronologia dell’acqua per il debutto da regista?
“Sognavo da sempre di dirigere un film. Poi ho scoperto il libro e mi ha colpita la singolarità della voce di Lidia Yuknavitch, come è riuscita a rappresentare il concetto dell’arte che trasforma il dolore in gioia. Un effetto a catena tra le diverse emozioni, che rispecchia anche l’osmosi creativa all’interno di un team di persone. Del libro ho amato anche un altro aspetto: il suo modo, intenso ed elettrico, di procedere su un percorso non lineare e dare alla narrazione un incedere frastagliato. Yuknavitch ti consegna i frammenti di una vita a pezzi e ti chiede di ricomporli. Dovevo terminare quella ricostruzione”.









