Lo Stato sociale infragilito, il lavoro povero e precario, l’economia reale messa nell’angolo. Bastano questi tre problemi per comprendere perché la sussidiarietà è oggi quanto mai necessaria: sia per rispondere alla crisi portata dal neo-liberismo sia, quindi, per la tenuta dei sistemi democratici.

La sentenza 192/2024 della Corte costituzionale ci offre una sintesi efficace e attuale del principio di sussidiarietà, identificandolo come quella “distribuzione dei poteri in base al solo criterio del bene comune” che si realizza attraverso la “collaborazione tra istituzioni e realtà sociali”.

In quest’ottica viene messo in risalto il valore di ogni singola persona, della sua relazionalità e della sua capacità costruttiva.

I segnali di una grave crisi della democrazia erano già stati colti da osservatori come David Riesman che nel suo libro del 1950, “La folla solitaria”, descriveva la figura - per certi versi persino tragica – dell’“uomo massa” cresciuto in Occidente: eterodiretto, dipendente dalla influenza ambigua dei mass media, educato alla scuola del conformismo, schiacciato dal bisogno di approvazione e di successo, abitante di un mondo governato dalle apparenze, spogliato della propria individualità, solo e disarmato nella solitudine che gli si affolla intorno.