Un lampo d’orgoglio nazionale: Napoli ospiterà la Coppa America nel 2027, un evento che proietterà l’Italia sul palcoscenico globale. Ma lasciamo i dettagli della regata a un altro racconto, perché oggi il tema è un altro: l’America (indipendentemente dalla Coppa). I progressisti di mezzo mondo (e di casa nostra), con la loro tendenza al gufo, ne hanno pronosticato l’irrilevanza, ma eccoli lì, col naso all’insù, a scrutare ogni mossa della Casa Bianca. Persino il nuovo Papa, Leone XIV, statunitense di Chicago con passaporto peruviano, viene da quelle parti. I fatti parlano chiaro: gli Usa sono al centro della scena globale. A Riyadh, il 13 maggio, Donald Trump sigla accordi da 600 miliardi con l’Arabia Saudita: 142 miliardi per armi (sistemi antiaerei, navi, tecnologie spaziali), 80 miliardi da Google e Oracle per energia e AI, 20 miliardi da DataVolt per data center Usa, più un tocco di cultura con lo Smithsonian. La delegazione era di peso: Elon Musk (Tesla, SpaceX), Sam Altman (OpenAI), Larry Fink (BlackRock), Andy Jassy (Amazon), Mike Waltz (consigliere per la sicurezza). Un segnale inequivocabile dell’influenza americana.