In America la sbornia collettiva da basket universitario la chiamano March madness. Gli Stati Uniti si fermano davanti alla tv per assistere alle finali del torneo Ncaa, con i migliori giocatori già in rampa di lancio direzione Nba. In Italia qualcosa di simile si può verificare per una finale di Champions League di una nostra squadra, o un Mondiale di calcio con gli azzurri a giocarsi il trionfo (roba ormai da preistoria). Oppure per Sanremo. La settimana del Festival è impressionante: la cronaca si congela, i palinsesti tv diventano un monocolore, addirittura la politica salvo cause di forza maggiore finisce per concentrarsi su quanto avviene in Riviera e ignorare il resto.

In questo clima da ossessione, logico che anche gli addetti ai lavori talvolta si facciano prendere la mano. I giornalisti in conferenza stampa all’Ariston torchiano i conduttori e dirigenti Rai di turno credendo forse di trovarsi sul set di Tutti gli uomini del presidente. E gli inviati perdono il controllo. A Storie italiane, per esempio, Eleonora Daniele si trova a dover frenare gli ardori di uno dei suoi collaboratori sguinzagliati in Liguria. La scena, andata in onda nel seguitissimo programma mattutino di Rai 1, è surreale. L'inviato infatti inizia a correre per le strade di Sanremo, inseguito dal cameraman e totalmente incurante del traffico, facendo slalom tra le auto dei sanremesi a rischio della propria incolumità.