«Il libro nasce dalle mie esperienze di giornalista. Sono stato a lungo in Russia, ma quando sono andato via la Russia mi ha seguito». Comincia con queste parole Enrico Franceschini quando, ieri alla Feltrinelli di piazza dei Martiri, presenta il suo nuovo libro, “Le notti di Mosca” (Baldini e Castoldi), ricordando i 7 anni trascorsi in Russia come corrispondente di Repubblica e poi il trasferimento in Israele, «dove erano appena arrivati moltissimi russi, un milione e mezzo, ed il russo era diventato la lingua più parlata del Paese. Ed anche quando mi sono trasferito a Londra ho trovato tanti russi, tanti da ribattezzare la città Londongrad». Tutto questo Franceschini lo dice per spiegare come è perché il mondo russo ha ispirato il suo romanzo. «E poi l’aggressione dell’Ucraina ha dato un’accelerazione a tutto questo». Ovvero al desiderio di tratteggiare, nel libro, profili che raccontano una Russia vera, seppur rivisitata dalla fantasia del narratore.

Ne parla, Franceschini, con Paquito Catanzaro, che nel corso della presentazione lancia al pubblico ami che ne catturano la curiosità e allo scrittore spunti per raccontare il suo romanzo. «Una storia di spionaggio, in cui si confrontano il bene e il male». Ma anche, suggerisce Catanzaro, «un romanzo storico». E Franceschini spiega che «sì, nel romanzo ci sono personaggi reali come Gorbaciov e Eltsin. E c’è un Putin di cui ho omesso solo il cognome. Ma ci sono anche personaggi del tutto inventati. E fino all’ultima pagina del libro sopravvive un brivido: la Russia era destinata all’autocrazia di oggi o c’era un’altra possibilità?».