Immaginate un grande treno che passa, e non poterlo prendere. È la spada di Damocle che pende sui ricercatori italiani, che secondo le normative di un rigidissimo “contratto di ricerca”, introdotto dal governo Draghi, rischiano di non poter accedere a nuovi bandi per 1,25 miliardi di euro nel 2025 emessi dalla Commissione Europea, nell’ambito della “Marie Sklodowska Curie Actions”. Si tratta di una potenziale montagna di opportunità, che però le menti italiane non possono scalare. Lo aveva denunciato, qualche giorno, fa, una lettera appello delle principali istituzioni scientifiche italiane, insieme al Premio Nobel Giorgio Parisi. In quel testo, si faceva riferimento al fatto che «a partire da gennaio 2025, è entrata in vigore l’abolizione degli assegni di ricerca, una decisione ereditata dall’attuale Governo. Questo cambiamento normativo ha lasciato il sistema nazionale senza uno strumento contrattuale adeguato per assumere i giovani dottorandi che partecipano ai progetti europei Marie Sklodowska-Curie (MSCA), finanziati al 100% dalla Commissione Europea. Tali progetti, che da quasi trent’anni rappresentano un pilastro della cooperazione scientifica europea, sono oggi a rischio per le istituzioni italiane, che non possono più rispettare gli obblighi previsti dai contratti di finanziamento».