La reazione di Donald Trump è, come sempre, inattesa: «Non sono deluso dalla formazione della delegazione russa. D’altra parte, se non ci sono io, perché mai Putin dovrebbe presentarsi a Istanbul?». Poi la frase che sancisce l’irrilevanza dell’eventuale contatto tra russi e ucraini nella città turca: «Non succederà nulla finché io e Putin non ci incontreremo». Per il resto, tutto dimenticato. Il presidente americano aveva caricato di grandi aspettative il possibile appuntamento con il leader russo. Aveva messo a punto sceneggiatura e coreografia in una lunga telefonata con il padrone di casa, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Aveva costretto Volodymyr Zelensky ad accettare colloqui al buio, senza alcuna garanzia, senza la sospensione dei combattimenti. Aveva vanificato le manovre dei tre leader europei, Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friedrich Merz che fino all’ultimo hanno tentato di imporre una tregua a Mosca. Alla fine, il risultato delle mosse, delle oscillazioni trumpiane è praticamente zero. Per la Casa Bianca è il primo insuccesso. Netto.
Vertice Istanbul, pressione sullo zar. Così Washington pensa al rilancio insieme all’Europa
Stati Uniti, Regno Unito e Unione europea potrebbero concordare un pacchetto di sanzioni che colpiscano direttamente l’export di petrolio e gas russo. La Casa Bianca starebbe valutando anche la possibilità di inviare più armi a Zelensky













